Una favola di amore e sesso sul lago

Questa mattina il teatro del lago mi ha offerto uno spettacolo amoroso/erotico inaspettato.

Proprio vicino alla riva adiacente alla mia abitazione, su un immobile e lucido specchio d’acqua due tuffetti (particolari anatroccoli neri e bianchi che sovente si immergono a cercare cibo tra i sassi sommersi) si stavano guardando negli occhi a breve distanza.

Dopo qualche istante, come aspettato, sono entrambi scomparsi immergendosi verso il fondo. Visto il precedente romantico atteggiamento, la mia perversa mente è corsa a ipotizzare un amplesso in intimo ambiente nascondendo alla vista di alcuno le loro erotiche effusioni tollerando l’eventuale sguardo incurante di qualche pesce di passaggio cui, per sua natura, non era permesso di comprendere simile atteggiamento.

Tutto sbagliato. 

Trascorso qualche secondo i due riemersero a poca distanza l’uno dall’altro poi, con moto lentissimo, dal tono sentimentale, si riavvicinarono e appassionatamente intrecciarono i loro becchi. Sembrava proprio che si baciassero, ma la romanticheria mi si è palesata oltre, poichè dalla prospettiva che mi offriva la scena, in quella posa e con le fattezze dei loro lunghi becchi, colli arcuati e petti prominenti, figuravano il disegno di un grande cuore che prendeva ancor più forma rispecchiandosi sul brillante grigiore di fondo della calma superficie del lago a quell’ora mattutina.

Mi hanno conquistato in quel momento e subitamente mi è balenata la riflessione di considerare la similitudine della percezione e della espressione dei sentimenti tra l’uomo e l’animale.

Al termine di quell’“amplesso” si sono fisicamente accostati e dolcemente lasciati cullare dalla lenta corrente del lago.

Intanto il caffè era finito e la tazzina vuota ne avrebbe preteso un altro.

Ma la commedia non era finita, anzi si stava quasi per trasformare in tragedia.

Tratto da  “Ogni notte una diversa” – Trarari Tipi – giu 21